RFID e Sistema Moda:
molte potenzialità per l’efficienza e l’innovazione di processo ma le aziende rimangono ancora prudenti
Efficienza nei processi logistici e manifatturieri, innovazione nei processi di distribuzione e nella relazione con i clienti, tracciabilità e anticontraffazione per proteggere il “Made in Italy”: una ricerca SDA Bocconi in collaborazione con SAP Italia evidenzia le grandi opportunità dell’applicazione della tecnologia RFID in molti segmenti della filiera moda e abbigliamento, ma rileva competenze limitate e atteggiamento attendista nelle aziende del comparto.
Milano, 2 Dicembre 2005
Le potenzialità delle tecnologie RFID per il sistema moda italiano sono molte, sia sul fronte dell’efficienza sia per l’innovazione di processi, ma la mancanza di approfondite e specifiche competenze aziendali in materia e l’atteggiamento attendista della grande maggioranza delle imprese sta ritardando l’avvio di progetti pilota e l’adozione su ampia scala, anche se emergono i primi casi di eccellenza che mostrano risultati concreti. Tuttavia si riscontra ancora la difficoltà a “fare sistema” di fronte ad alcuni vincoli e ambiguità tecnologiche e normative che, se affrontate e risolte con la partecipazione degli attori istituzionali, potrebbero accelerare il processo di adozione con importanti risultati attesi sul fronte dell’aumento della competitività delle imprese italiane.
Questi sono i primi risultati della ricerca avviata dalla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi, in collaborazione con SAP Italia, sullo stato dell’arte della tecnologia dei transponder RFID (Radio Frequency Identification) applicata ai processi della filiera moda, in tutti i suoi segmenti: dal tessile all’abbigliamento, dalla calzatura alla pelletteria e agli accessori.
La ricerca è partita dalla mappatura analitica dei processi del comparto moda, identificando e dettagliando i potenziali benefici delle applicazioni RFID. Tramite un questionario distribuito ad un campione di aziende del sistema moda sono stati sottoposti a verifica empirica le competenze esistenti in materia all’interno delle imprese e lo stato dell’arte dei progetti rispetto ai principali processi di filiera. Ne è emerso che le potenzialità di applicazione dei transponder ai processi industriali, logistici e distributivi variano notevolmente da segmento a segmento all’interno del vasto comparto della moda, abbigliamento e accessori. Anche il grado di integrazione verticale delle imprese influisce sulla propensione all’utilizzo degli RFID: “Sono le aziende ad elevato grado di controllo sulla propria catena del valore, specialmente nei processi a valle di distribuzione, vendita e di gestione diretta del rapporto con il cliente, a muoversi per prime su questa tecnologia”, spiega il prof. Marco Bettucci dell’Area Tecnologia e Produzione SDA Bocconi. Esse infatti possono gestire in maniera coordinata le diverse fasi di processo, riuscendo ad estendere i benefici su più attività e ampliando contemporaneamente la base per la suddivisione dei costi relativi all’adozione dei transponder. Gli effetti migliorano quando ciò si associa alla presenza di sistemi informativi integrati che consentono l’utilizzo del dato derivante dal transponder a diversi fini, come il controllo in tempo reale dell’avanzamento all’interno della supply chain o l’analisi dei dati rilevati sul punto vendita a fini commerciali e di marketing. I maggiori ostacoli nell’adozione della tecnologia sono emersi infatti proprio in quei segmenti del comparto che presentano una grande frammentazione della filiera, soprattutto nelle fasi a monte della catena del valore, caratterizzate dalla presenza di molte piccole aziende e di flussi informativi non standardizzati.
La ricerca ha quindi definito un modello analitico di valutazione economica relativa all’applicazione delle tecnologie RFID ad alcuni segmenti del comparto: la calzatura, la pelletteria e gli accessori. Questo modello di “Business Case” è stato poi confrontato con alcune aziende-pilota per l’individuazione di massima dei potenziali costi e benefici associati all’applicazione della tecnologia RFID. In particolare è stata realizzata la mappatura del processo di Supply Chain Management specifico di alcune aziende del comparto, per definire analiticamente le fasi e le modalità di utilizzo dei transponder e meglio stimare il relativo impatto economico, che tuttavia rimane ad oggi difficile da calcolare a causa del basso numero e della limitata estensione dei progetti in fase di studio presso le aziende.
Le conclusioni alle quali è giunto il team di ricerca interdisciplinare della SDA Bocconi sono comunque esplicative della situazione del comparto moda italiano: la gran parte delle aziende vede la tecnologia RFID come una semplice evoluzione del “codice a barre”, e la associa principalmente ad attività di gestione logistica e ad obiettivi di efficientamento sul fronte dei costi. Qui la volontà di avviare applicazioni concrete su vasta scala si scontra con alcune limitazioni tecnologiche e normative che, associate al costo unitario dei transponder percepito dai più come ancora troppo elevato, spingono la grande maggioranza delle aziende ad assumere un ruolo di attesa, sia pure caratterizzata dalla costante attenzione all’evoluzione tecnologica in corso.
Anche l’analisi delle tematiche organizzative e di leadership sull’innovazione interna ha evidenziato che ci sono differenze significative tra le imprese che hanno un team manageriale con forti competenze tecniche, di solito associate ai ruoli di responsabile dei sistemi informativi e della logistica, e le aziende dove l’imprenditore non è supportato da figure manageriali professionali. Sono infatti i manager di primo livello con significative competenze tecnologiche a inserire la valutazione delle tecnologie RFID nell’agenda aziendale, ma solo in pochi casi questi progetti impattano altre funzioni aziendali e catalizzano l’attenzione dei capi azienda. I ruoli imprenditoriali di governo strategico rimangono infatti ancora largamente ai margini e scontano scarsa informazione e sensibilità sul tema. Ciò causa un circolo vizioso che, se interrotto, potrebbe portare ad una svolta nel processi di adozione.
Le ambiguità che permangono sulla corretta interpretazione dei rigidi vincoli sulla privacy, nonché l’incertezza nel poter disporre degli standard tecnologici e delle autorizzazioni all’utilizzo dello spettro necessario all’applicazione di alcuni tipi di transponder più adatti alle esigenze del comparto, rappresentano un grande ostacolo sulla strada dell’innovazione. Il Sistema Moda italiano non può permettersi il rischio di urtare la sensibilità dei consumatori e non vuole farsi carico dei costi di sperimentazione in ambiti non chiaramente definiti dal punto di vista normativo. Ma lo scarso coinvolgimento in prima persona degli imprenditori non aiuta il comparto a “fare sistema” nel chiedere chiarezza normativa e certezza sugli standard tecnologici: “Se queste condizioni venissero garantite, insieme alla progressiva riduzione dei costi delle apparecchiature e dei transponder, - spiega Carlo Alberto Carnevale Maffè, dell’Area Strategia SDA Bocconi - la tecnologia RFID potrebbe essere proficuamente utilizzata non solo per migliorare l’efficienza dei processi logistici, ma anche per creare barriere all’imitazione e all’ingresso nel settore, alzare il valore percepito dai clienti e offrire la base per certificare l’autenticità dei prodotti “Made in Italy” contribuendo a combattere la piaga delle contraffazioni”.
l miglioramento della competitività di un settore tradizionale ma ancora vitale e strategico per il Paese come il comparto moda dovrà passare quindi anche attraverso l’uso di tecnologie avanzate, la cui concreta applicazione dipenderà tuttavia dalla capacità di colmare le lacune di competenze in materia e di mettere a sistema la volontà delle aziende e degli attori istituzionali per garantire un quadro normativo favorevole sia dal punto di vista degli standard tecnologici sia nei rapporti con i clienti finali.